Duccio Canestrini, antropologo e scrittore
 
 
 
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Etica

Identità, culture, diversità. Possibili evoluzioni dei nostri comportamenti e dell'organizzazione del vivere in società.  Questo è il lavoro dell'antropologo, oggi. In effetti misurare i crani, come facevano gli antropologi un secolo fa, era molto più facile.

Non si tratta soltanto di una attenzione per il territorio e di una altrettanto necessaria etnografia della contemporaneità. Alcuni eventi ci hanno fatto fare un passo indietro: ci spaventiamo quando vediamo un turbante o una barba lunga, ci indigniamo quando vediamo una donna con il foulard (dimenticando che lo portavano anche le nostre nonne, per scelta). Nel fare il punto sulle culture "altre" e sulle reciproche contaminazioni virtuose, si lavora per una globalizzazione dal volto umano.

Uomini o calamari? Parafrasando il celebre "uomini o caporali?" di Totò,  un naturalista filosofo francese, Théodore Monod, si interroga sulla vera natura dell'antropizzazione del nostro pianeta. E sui nostri rapporti intraspecifici. Rapporti che non possono essere ispirati né alla "legge della giungla" né all'homo homini lupus. Cresce l'urgenza di una scelta. Homo sapiens sarà etico, ecologico e solidale... oppure sparirà, per lasciare il posto, appunto, ai calamari.

Amor di conoscenza, certo, ma non solo. La stella polare resta comunque l'Etica. Una filosofia dell'azione consapevole delle molte possibilità, volta non soltanto a ciò che conviene fare, ma a ciò che è bene. O perlomeno a quello che (mi) sembra giusto.  

 
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