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Storia dell'antropologia L’unità della specie Homo sapiens e le peculiarità del pensiero umano sono oggi concetti scontati. Non è sempre stato così, ovviamente. Per molti secoli, se non addirittura millenni, l'uomo è stato alieno all'uomo, lupo, mostro, selvaggio, barbaro, altro. La stessa antropologia, fino a quasi metà Novecento ha faticato a svincolarsi da retaggi razzialisti.
Oggi sembra ovvio che ogni cultura, per quanto lontana e diversa da quella di chi la osservi, abbia la propria dignità, oltreché un'utilità.
Se lo scopo primario di ogni comunità è la sopravvivenza, tutte le culture elaborate dall’intelligenza umana sono articolazioni più o meno complesse del rapporto uomo ambiente.
In termini evoluzionistici, la pluralità delle culture assicura un ventaglio di opzioni necessarie alla continuità e alla varietà della vita sulla terra, soprattutto nell’eventualità di crisi di risorse o di mutamenti di habitat.
Rimane naturalmente il mistero dell'evoluzione delle nostre capacità cognitive. Che ci ha distaccati dalle scimmie antropomorfe (i nostri cugini primati) al punto da volerle studiare, per capire il perché.
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